Scatti di scena

Prima puntata

Lunedì 11 marzo ore 21:10

Roma, 1937. Carlo Alberto Salustri, in arte Trilussa, è una gloria dei romani con i suoi versi e le sue fiabe per l’infanzia in romanesco. Il poeta ha ormai sessantasei anni e si avvia verso l’ultima fase della sua vita. Una vita intensa la sua, donnaiolo incallito, sempre inseguito dai creditori. Vive in una casa-studio nel ghetto ebraico di Roma, assistito dall’inseparabile sua governante Rosa, che è a servizio da lui da oltre vent’anni.

La casa in cui è in affitto Trilussa è di proprietà del conte Osvaldo Della Rocca, amico ed estimatore di Trilussa, che chiude spesso un occhio sui ritardi e gli arretrati degli affitti del poeta.

Il conte Della Rocca vive in un grandioso palazzetto nobiliare dall’altra parte della stessa piazza, assieme alla sua amante Marisa Mars, divetta del cinema e del teatro, un passato da popolana che si è saputa “muovere” nelle stanze giuste.

Una sera, dopo un trionfale spettacolo al Teatro Nazionale di un’opera del vate Gabriele D’Annunzio, il conte Della Rocca dà un suntuoso ricevimento nel suo palazzo a cui partecipa la nobiltà e l’alta borghesia romana. Nell’occasione Trilussa non perde l’occasione di irretire l’odiata Marisa Mars, ricordandole davanti a tutti le sue umili origini e la sua capacità di essersi fatta strada grazie agli uomini con cui è stata. Marisa fa su tutte le furie, e pretende le scuse immediate di Trilussa, sostenendo che una diva come lei non ha bisogno di un’artista vernacolare come Trilussa per diventare una diva.

Il conte Della Rocca lancia allora all’amico Trilussa una sfida travestita da scommessa. Alla serata partecipa un gruppo di vecchie dame di carità, alla ricerca di offerte; la nipote di una di queste, Giselda, una ragazzetta poco più che ventenne, si è appena esibita nella pessima recitazione di una poesia del Carducci. La scommessa che il conte propone a Trilussa è semplice: se lui riuscirà a far diventare Giselda una diva nel giro di tre mesi, avrà vinto la casa in cui è in affitto, in caso contrario dovrà scrivere una spettacolo per Marisa Mars e doverle scuse pubbliche alla prima al Teatro Nazionale.  Trilussa suo malgrado è costretto ad accettare, ma la scommessa sembra subito sgonfiarsi: Esterina, la zia di Giselda, dice che mai e poi mai permetterà alla nipote di entrare nel laido mondo dello spettacolo. Zia Esterina porta via Giselda dalla festa, nonostante le rimostranze della ragazza.

Trilussa sembra averla scampata per l’ennesima volta, ma il giorno seguente gli eventi precipitano.

Infatti in un sol colpo si presentano a casa sua l’ufficiale giudiziario con l’avviso di sfratto e la povera Giselda che è scappata di casa per seguire il suo sogno di diventare una grande attrice.

Trilussa è al muro, dovrà diventare il pigmalione di Giselda per non essere in mezzo ad una strada.

Giselda nel frattempo va a vivere nella casa del conte Della Rocca. Accudirà la casa durante l’assenza del conte e di Marisa Mars per la stagione termale e potrà ogni giorno andare a seguire le lezioni di canto, postura e recitazione del poeta Trilussa.

Nel frattempo altri personaggi si aggiungono alle vicende di Trilussa, il sarto ebreo Mastro Sergio e suo figlio, il giovane e “testa calda” Arturo, il piccolo orfano Romoletto che Rosa ha in qualche modo “adottato”, lo squadrista stupido e arrogante Carlacci e il colonnello dell’Ovra il torvo Longarini.

Alla lezioni di Giselda con il poeta Trilussa – e alla nascita di un sentimento anche se nascosto verso di lui -  si somma un nuovo amore giovanile: una notte, inseguito dai fascisti, Arturo il figlio del sarto ebreo, si rifugia dai Della Rocca, Giselda lo aiuta a fuggire. I due non si conoscono, Giselda non sa il nome del bel ragazzo che le ha rubato il cuore, Arturo dal canto suo la crede una

contessina dal cuore d’oro. Nel frattempo il fascista Carlacci mastica amaro e comincia ad avere mire sulla bella Giselda e un profondo odio verso Trilussa e il giovane Arturo.

Sempre rincorso dai debiti il povero Trilussa deve aggiungere un altro ruolo oltre a quello di pigmalione. Per non pagare i suoi arretrati con il sarto, accetta di diventare per il figlio Arturo una sorta di Cyrano: scriverà per lui versi d’amore per la sua amata, che il poeta ignora sia Giselda.

La situazione precipita, Trilussa non riesce a trovare il modo di tirare fuori dell’arte da Giselda, che s’illumina solo quando recita le poesie che Arturo (in realtà Trilussa) le dedica.

Nel frattempo i fascisti Longarini e Carlacci sono sulle tracce di Arturo e del suo gruppo di giovani sovversivi. Arturo finalmente si dichiara con Giselda e i due scoprono le loro “vere” identità ma i fascisti una notte pestano a sangue Arturo mentre Trilussa sempre più disgustato dal clima imperante nel quartiere e in Italia mette alla porta Giselda e il suo sogno di diventare artista, scrivendo quella stessa notte un velenoso sonetto contro i fascisti che seguono Mussolini.

Mentre Giselda viene respinta da zia Esterina che non la rivuole più a casa, Trilussa viene prelevato dall’Ovra una mattina all’alba: il Duce vuole vederlo. Per lui la strada dell’esilio o anche peggio.

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